Roberto Maranzano

Nel 1987, durante i primi tempi del suo soggiorno a San Patrignano Roberto Maranzano venne destinato al reparto farmacia. Qui egli godeva di una certa libertà in quanto di frequente poteva uscire dalla comunità in auto per fare rifornimenti o per accompagnare qualche ospite. In più d'una occasione, stando ad alcune discutibili testimonianze, capitò ch'egli ritornasse in comunità presentando segni evidenti di avere assuntoeroina. Poiché a San Patrignano questo fatto costituisce una gravissima trasgressione alle regole, Roberto, nell'aprile del 1988, venne trasferito al reparto porcilaia-macelleria, un reparto durissimo, diretto da Alfio Russo, dove spesso finivano gli ospiti più indisciplinati e difficili.

Roberto mostrò subito notevoli difficoltà ad integrarsi nel gruppo e ad accettarne le regole rigidissime, il che gli valse ben presto l'antipatia e le «attenzioni» di Russo.
Dopo essere stato picchiato in più d'una occasione, Roberto, la sera del 3 maggio 1989, mentre faceva la doccia, subì un feroce pestaggio, ordinato da Alfio Russo per futili motivi, ad opera di alcuni suoi compagni di reparto e probabilmente dello stesso Russo.

La mattina seguente fu sentito lamentarsi e rantolare, appariva malconcio e tumefatto, faceva fatica ad alzarsi. Alfio Russo, forse preoccupato, decise per quel giorno di lasciarlo riposare a letto, non perdendo occasione di incitarlo a reagire e di sfotterlo, minimizzando la portata delle sue sofferenze. Il mattino dopo, alla sveglia delle 5,30, le condizioni di Roberto sono ancora preoccupanti, cammina a fatica, ansima, ha il volto tumefatto. Ma ciò non intenerisce affatto Russo, che è convinto ch'egli finga per sottrarsi al lavoro.
Viene costretto a salire sul furgone per raggiungere la porcilaia e qui giunti Alfio Russo gli ordina di scaricare da un camion sacchi di mangime per i maiali del peso di circa trenta chili l'uno. Roberto ci prova ma cade a terra al primo tentativo. Russo gli si avventa contro colpendolo ripetutamente con calci all'addome e al torace quindi ordina che venga portato di peso dentro la porcilaia.

Qui il dramma giunge all'epilogo. Russo, perso ormai il lume della ragione, s'accanisce a credere che Roberto si opponga deliberatamente alla ripresa del lavoro e lo pesta a più riprese selvaggiamente, coinvolgendo anche Lupo ed altri nell'assurdo intento di costringerlo a lavorare, fino al momento in cui Roberto Maranzano s'accascia a terra senza più dare alcun segno di vita.
Secondo la perizia medico-legale del professor Sciandone, ordinario dell'università di Napoli, i ripetuti pestaggi produssero effetti devastanti, ecchimosi, emorragie, fratture in varie parti del corpo della vittima, ma in definitiva ciò che causò la morte «fu rappresentato da un'asfissia meccanica violenta posta in essere, con ogni verosimiglianza, mediante una forma atipica di compressione del collo che avvenne mediante la costrizione del collo medesimo nella morsa tra avambraccio e braccio di un aggressore posto alle spalle della vittima o di violenta compressione mediante apposizione dei piedi del sormontante sul collo».

Il giudice Andreucci, nell'accurata ricostruzione dei fatti che ritroviamo nella motivazione della sentenza, ritiene che il trauma letale possa essere individuato in un'azione di cui ha parlato il testimone Alessandro Fiorini nella propria deposizione: «Egli (Roberto) date le sue condizioni non riusciva a lavorare e a sollevare il sacco della farina: Alfio è diventato una bestia quando ha visto che egli non sollevava il sacco e pensava lo facesse apposta, mi disse di tirargli una testata in faccia, io mi rifiutai, egli allora lo prese per il collo e chiamò Ezio e Lupo che erano i suoi più stretti collaboratori, gli diede due cazzotti alle cestole, Lupo lo picchiò, era una brutta bestia, mentre Ezio era uno di poco carattere, un buono, faceva solo finta, credo per compiacere Alfio. Alfio diceva: "ti vuoi decidere a lavorare infame?". Io gli dissi: "stai calmo, vedi che muore, rantola". Alfio gli sali coi piedi sul collo con tutto il suo peso. Alfio, aiutato da Lupo, Persico e Luciano, lo trascinò che rantolava ancora verso una porta che dava su un'uscita della porcilaia...».
Constatata la morte di Roberto Maranzano, Russo e gli altri tengono una riunione sul posto per decidere cosa sia meglio fare, poi Russo rompe gli indugi e dice che va a parlare con Vincenzo Muccioli.

Si assenta per breve tempo e poi ritorna con un piano per sbarazzarsi del cadavere. Ordina a Lupo e Persico di avvolgere il corpo in una coperta, di caricarlo su un'auto della Comunità e di trasportarlo al sud, nel napoletano, e li giunti di scaricarlo da qualche parte. Lupo e Persico eseguono gli ordini: il corpo di Roberto Maranzano verrà abbandonato in una discarica abusiva di Terzigno, in provincia di Napoli.

Il resto è cronaca giudiziaria.

Tratto da: Angelo Battistini - Il delitto di San Patrignano. Il caso Russo/Maranzano – Editori riuniti, 1995